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1 febbraio 2012

DALLA LETTERATURA AL TEATRO LA COMMEDIA DI ORLANDO


 

Isabella Ragonese si trasforma sul palcoscenico in Orlando, il personaggio scaturito dalla penna di Virginia Woolf, con la regia Emanuela Giordano. La storia si sviluppa nel corso di quattro secoli, nei quali Orlando vive da uomo e da donna, attraversa passioni travolgenti e cupe delusioni, tutte legate alla percezione della vita come un’opera. Completano lo spettacolo un gruppo d’archi che esegue dal vivo il “tema musicale” di Orlando.

 

Compagnia Enfi Teatro
ISABELLA RAGONESE in
LA COMMEDIA DI ORLANDO
liberamente tratto da Orlando di Virginia Woolf
musiche originali della BUBBEZ ORCHESTRA
eseguite dal vivo da Giovanna Famulari violoncello e Massimo De Lorenzi chitarra
scene e costumi Giovanni Licheri, Alida Cappellini
regia e drammaturgia Emanuela Giordano

 

Personaggi e interpreti
Mrs Virginia Grimsditch Sarah Biacchi
Hall Guglielmo Favilla
Hill Andrea Gambuzza
Judy Claudia Gusmano
Greene Arciduca Marmaduke Gitano Fabrizio Odetto
Faith Laura Rovetti

 

DOVE VEDERLO

SIENA, Teatro dei Rinnovati dal 3 al 5 Febbraio

EMPOLI, Teatro Excelsior 20 Febbraio

BARGA, Teatro dei Differenti  3 Aprile

 

APPUNTI DI REGIA di Emanuela Giordano 

Prima di ogni altra considerazione ricordiamoci che anche nei periodi più tragici l’umanità ha  bisogno di sperare.

In Orlando  ci incanta e ci commuove il  desiderio di condividere con altri esseri umani l’avventura dell’esistenza.

Orlando, intuizione geniale della Woolf,  da eroe moderno, racchiude in sè la parte maschile e quella femminile di noi tutti, perché la ricerca della felicità ci riguarda allo stesso modo e forse proprio una maggiore conoscenza dell’altro può essere la chiave che ci aprirà di nuovo le porte del ” paradiso”.

Orlando vive quindi da uomo e da donna. Attraversa quattro secoli di passioni travolgenti e cupe delusioni, tutte legate alla percezione della vita come un’opera. Ogni individuo deve percepire la sua vita come un’opera, unica, preziosa e irripetibile. Orlando assolve a questa “ missione” come nessun altro.

E’per questo forse che il romanzo della Woolf è tuttora un caposaldo della letteratura, un libro in cui tutti, grandi e piccoli, uomini e donne, possono ritrovare una ragione di emozione, di corrispondenza, di divertimento.

Questa messa in scena mira a riportare Orlando alla sua veste naturale di Commedia, di grande, vivacissimo gioco, dove, con il pubblico e per il pubblico, si esalta l’intreccio, l’acutezza della parola, la sua musicalità, i suoi rimandi, senza trascurare le sollecitazioni  visive che quattro secoli di storia ci consentono di evocare : il castello di Orlando, Costantinopoli,  l’altipiano abitato dai gitani, feste , banchetti, matrimoni, partenze e addii…

 

I personaggi

Orlando è capace di goffaggini e ingenuità, amnesie e soprassalti adolescenziali, affidati necessariamente alla freschezza, alla spudoratezza e alla grazia sensuale e vagamente androgina di  una giovane interprete.

In questa vorticosa commedia Orlando è accompagnato da: Mrs Virginia Grimsditch, intima amica e confidente, interlocutrice privilegiata e consigliera,  in cui è concentrata molta della sensibilità e della geniale ironia di Virginia Woolf che ammette di essersi molto divertita scrivendo il romanzo, quasi fosse un gioco.

E non è un caso che abbiamo scelto di  dare a Mrs Grimsditch il nome di Virginia. Virginia è coprotagonista, artefice e testimone acuta dell’esistenza di Orlando, in cui riflette come in uno specchio la sua esistenza, in cui legge ciò che non è stato e ciò che ancora potrebbe essere.

Virginia non si separa mai da Judy e Faith due cameriere, l’una innocente e l’altra intraprendente e da Hill e Hall, due uomini di fatica “ tutto fare”, goffi e devoti, nevrotico l’uno, placido l’altro.

C’è poi l’Arciduca, pretendente bisessuale capace di essere donna quando Orlando è uomo e uomo quando Orlando è donna e Greene uno scrittore grasso e smargiasso, prima sfruttatore e poi benefattore. Inoltre compaiono: Marmaduk, fascinoso marito, marinaio ed aviatore e il Capo dei gitani, per un duello tra civiltà a suon di battute pungenti.

 

Il racconto sonoro

Dieci personaggi accompagnati da un racconto sonoro travolgente, per orchestra d’archi, che ci evoca il passare del tempo, l’emozione della sorpresa e il contraltare della delusione, ci trasporta in atmosfere romantiche e in mondi esotici, nel burlesque e nel vaudeville, fino a condurci nel primo Novecento, su binari di un treno, alla scoperta della modernità e del progresso, con tutti i suoi chiaroscuri. Il “tema” di Orlando, si insinua nella forma in maggiore e in minore fino a divenire, come nell’ opera lirica, elemento riconoscibile, a cui, ci  auguriamo, il pubblico si affezioni uscendo dal teatro.

 

La scena e i costumi

Una mossa struttura a più livelli fa da scheletro ai continui cambi di scena fatti a vista, sulla musica, dagli attori stessi, quasi giocolieri dello spazio, grazie a quinte mobili di seta cangiante che ci portano in un’alcova, in una cripta, in una tavola imbandita, in un giardino d’inverno, sui binari del  treno.

I costumi rievocano le epoche con allegria, misurandosi cromaticamente con la ricchezza dei fondali . Di pura invenzione, costituiscono la vera continua sorpresa, capaci, in una sintesi di segno, di descriverci un ‘epoca  e di prenderla anche in giro, per le sue vanità, costrizioni, doppiezze. Costrizioni  formali che rappresentano ben altre e più sofferte costrizioni. Basti pensare alla crinolina ottocentesca,  stecche di balena che formavano una gabbia costrittiva di  sadico ingombro.

 

L’autrice

Virginia Woolf è figlia diretta di ShakespeareÈ unica nel miscelare invenzione, gioco, umorismo e profondità. Virginia dedicò Orlando a Vita Sackville West, l’amica del cuore, donna capace di percepire l’esistenza come un’avventura meravigliosa.

Il suo nome, Vita, ha evidentemente determinato un carattere e un destino.

Virginia, grazie a Orlando, compie un viaggio fantastico, in cui il protagonista, come Ulisse, non si pone limiti al desiderio di sperimentare, di agire, di conoscere.

Tutto gli è permesso e Orlando tutto si concede, alla ricerca forse dell’impossibile, alla ricerca di una vita piena ed appagata. Quello che ci incanta e ci commuove è che in tutti i personaggi della commedia c’è il desiderio di condividere quest’avventura con altri esseri umani.

 

La regia

La lettura della commedia è talmente stratificata che possiamo permetterci di godere semplicemente  del divertimento, del gioco, del guizzo iridescente che accompagna la trama, senza per questo rinunciare ai tanti sensi, ai miti, alle suggestioni che ci vengono suggeriti: il mito dell’immortalità, del ciclo stagionale della morte  e della rinascita, del ricongiungimento nell’unità originaria dei due generi, maschile e femminile, partecipi di una stesso enigma  esistenziale.

Potremmo aggiungere che forse solo una donna, per secoli precario soggetto di una vita frammentaria, dissipata nella quotidianità, eterna spettatrice, poteva immaginare una così sulfurea e fiammeggiante avventura.

E la regia si incarna quasi nel personaggio di Virginia Grimsditch, consapevole della limitatezza del nostro possibile vivere, ma non arresa, affascinata da tutto ciò che possiamo scoprire e immaginare ancora, tanto da considerare questa messa in scena come una grande, irrinunciabile occasione, un appuntamento esistenziale e professionale che assomiglia se non a un traguardo, ad una prima vera prova d’artista, al servizio della storia, della scena, dell’emozione pura.

 

 

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