Fuori di me
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CALA LA NOTTE - progetto di ricerca e produzione teatrale sugli stili di vita della generazione techno
realizzato in collaborazione con GRUPPO ABELE
- di
Donatella Diamanti
- regia di
Fabrizio Cassanelli
- con
Letizia Pardi
In una notte che sembra non aver fine, una madre traduce l’attesa della figlia in un’insolita occasione per fare il punto: il punto sul proprio ingombrante passato e su un presente costruito sulle fondamenta di simili precedenti, ma il punto anche su un’intera e come lei “fuori di sé” generazione che cerca appigli e ancore di salvezza sognando fughe e praticando yoga da appartamento, immaginando deserti e vivendo in villette a schiera… Ed i pensieri diventano viaggio, a volte goffo e disperato, a volte lucido e ironico, attraverso le contraddizioni di una donna teneramente incoerente, rabbiosa e spaventata dal tempo che passa… Un monologo che si fa ora soliloquio nostalgico, ora sproloquio violento e irriverente, ora vera e propria esplosione che conduce come non mai fuori di sé… per ritrovarsi forse, finalmente.
Fuori di me: tra il sussurro e il grido La parola in Fuori di me “sfugge” alle categorie di genere e quando il filo della narrazione sembra imboccare una strada riconoscibile, ecco apparire uno scarto, una deviazione ritmica, che sposta l’azione vocale in un’altra direzione. Il gioco emotivo che se ne ricava è quello prodotto da una sorta di “gesto” della bocca, un’articolazione orale capace di penetrare e mettere a fuoco i sottotesti emotivi celati nella scrittura. In Fuori di me la ricerca si è sviluppata a partire dalla scelta esclusiva del corpo e della voce di Letizia come unici veicoli di rappresentazione e di relazione con il monologo. Ciò che si è cercato è uno stile di recitazione divergente, in grado di superare il ristretto ambito denotativo, di mero servizio alla testualità, a favore di una “parola” ben più complessa e visionaria, capace di manifestarsi come linguaggio non convenzionale, e forse proprio per questo in grado di tenere saldati insieme i significati oggettivi del testo con quelli più soggettivi - “affettivi” dell’interprete. Materiali che sono poi ‘precipitati’ sulla scena come una specie di “drammaturgia complementare” fatta di spunti autobiografici che hanno originato un’entità scenica, omogenea, costantemente in bilico tra il sussurro e il grido, che è l’io narrante di Fuori di me. Alla fine dalla scena si ricava una simmetria che tiene legate l’azione fisica e vocale con la trama del monologo. Questo legame nasce, oltre che dalla ricerca di elementi comportamentali e fonetici corrispondenti ai significati testuali, anche da peculiari caratteristiche fisiologiche e vocali in grado di evocare sensazioni ritmiche, visive e tattili trasformandole in quella ‘scenografia della voce’ che sembra pervadere la “penombra” della scena, da cui emergono il corpo , la bocca , le mani e le parole di Letizia che indubbiamente è Fuori di sé.
(
Fabrizio Cassanelli)
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