U juocu sta finisciennu
-
Finale di partita
- di
Samuel Beckett,
- regia di
Giancarlo Cauteruccio,
- musiche di
Michele Dota,
- scene di
Giancarlo Cauteruccio,
- luci di
Giancarlo Cauteruccio,
- con
Laura Marchianò, Alessandro Russo
- con
Giancarlo Cauteruccio, Fulvio Cauteruccio
Dopo "L'ultimo nastro di Krapp", e "Giorni felici", Krypton chiude la trilogia beckettiana con un una produzione che ha riscosso un grande successo di pubblico e critica. Un "Finale di partita" un po' speciale, tradotto in dialetto calabrese dal Prof. John Trumper, massimo conoscitore dei dialetti calabri e veneti. Il calabrese, una lingua ricca di suoni arcaici e di parole antiche suona in totale accordo con le tensioni dei personaggi beckettiani ed è in tal caso anche la lingua originaria dei fratelli Giancarlo e Fulvio Cauteruccio, i quali interpretano rispettivamente uno sfatto e straripante Hamm ed un atletico e comico Clov. I personaggi sono collocati in una specie di gabbia per uccelli ('caggiula'), dove Hamm potrebbe somigliare ad un grasso travestito, costretto a vivere la sua esistenza di diverso fuori da ogni rapporto esterno e portato a proiettare tutte le sue frustrazioni su un Clov mai precisamente identificabile come figlio adottivo, servo, amante. Il luogo è un probabile tempio in rovina al centro di un paesaggio in cui <
> ma soltanto il lento fluire della fine di una partita che è la vita in cui <>. Un continuo equivalersi tra interno ed esterno, in questo "Finale di partita", che diviene la cella del condannato a morte, controllato a vista da microtelecamere che riproducono costantemente, in tempo reale, ogni minimo evento delle azioni creando così una scena in proiezione ortogonale osservabile in ogni suo punto dallo spettatore. Versione solo testo