Ico No Clast
Ico No Clast nasce dal mio incontro con Fulvio Cauteruccio e dal confronto con la sua idea-urgenza di rileggere un fenomeno (il punk) nella sua forma più aurorale e dirompente, quella propria dei Sex Pistols, e di Sid Vicious in particolare, cercando di riattraversarne i significati e, in qualche modo, osservarne “l’attualità” di senso, al di là degli addomesticamenti di volta in volta glamours o esibizionisti, modaioli o strumentalmente trasgressivi che, in più di due decenni, si sono avvicendati attorno alla sua irriducibile natura iconoclasta senza mai riuscire veramente a cogliere o a nutrirsi della scandalosa generatività che pulsava e pulsa ancora nella sua “anima nera”, nel suo ancestrale NO. Ed è proprio nella radicalità del “suo” rifiuto, nella negazione che lo sostanzia, che abbiamo voluto “scendere” per provare a coglierne, attraverso anche associazioni molto lontane (musicali, ma non solo, penso a “Bartleby, lo scrivano di Melville”, al suo “I would prefere not to”, al mistero di questa “figura della differenza” e ai suoi numerosissimi, anche se spesso nascosti, “compagni” di strada nella storia dell’arte, o nelle esperienze più autentiche e radicali dell’avanguardia del Novecento), i segni attuali e urgenti della sua paradossale vitalità. Scegliere di “guardare” la verità scabra e non consolatoria di quel No ha significato e significa rischiare, nelle forme, nei contenuti e nel loro dinamico comporsi, mettersi/mettere in discussione canoni e gusti, per non parlare dei “buoni sentimenti”, dei punti di vista più rassicuranti e radicati, e persino dei convincimenti etici, politici e religiosi che, spesso, si danno per scontati. Ma non poteva essere altrimenti. A costo di sbagliare clamorosamente, dovevamo metterci da parte, non dimostrare, non pretendere di dire niente, metterci a disposizione di quel No e dei Si primordiali che contiene, della necessità che mulina in quel buco nero, in forme atomiche, in energie del tutto sconosciute a scienze misurative. Per una volta (ancora una volta), dovevamo prenderci la libertà di lasciarci anticipare, lasciarci spiazzare da ciò che sanno dirci i sogni. E noi dopo, come sempre, dietro, cercheremo di comprenderli. Giampaolo Spinato
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