Ubu c'è
- in collaborazione con Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Dip.to dello Spettacolo, Regione Toscana, Comune di Firenze, Scandicci Cultura
- da Ubu Roi di Alfred Jarry
- traduzione e adattamento di Giuliano Compagno
- regia di Giancarlo Cauteruccio
- costumi di Massimo Bevilacqua, Loreley Dionesalvi, Federica Fabbri e Mirco Greco coordinati da André Benaim e Giancarlo Cauteruccio
- luci di Trui Malten
- con Fulvio Cauteruccio, Alida Giardina, Michele Andrei, Roberto Visconti, Daniele Bartolini, Francesca Cipriani, Daniele Melissi, Jean Baudrillard (in video) e Giuliano Compagno (voce di Guillaume Apollinaire)
Dopo "L’ultimo nastro di Krapp" di Samuel Beckett Giancarlo Cauteruccio si misura con un’opera che ha segnato l’origine del teatro moderno: "Ubu Roi" di Alfred Jarry, proponendo una messa in scena coerente con il suo ventennale percorso di ricerca.
Il testo, una perfetta macchina simbolista che irrompe nell’universo teatrale e lo sconvolge, in cui parola e atto arrivano congiungersi se non ad aderire in un solo gesto, viene rappresentato integralmente nella traduzione e adattamento di Giuliano Compagno.
In questa traduzione non accentuandosi inverosimili forzature di linguaggio non si rivoluziona alcunché del patafisico scritto di Jarry. Giuliano Compagno non ha ritenuto utile nessun eccesso moderno per rappresentare l’irrappresentabile, ritenendo che la parola appartenga comunque agli attori.
L’idea registica prende corpo dalle origini del testo, nato in una classe di liceo di Rennes a cura del quindicenne Alfred e dei suoi amici, i fratelli Charles e Henry Morin, e ispirato alla figura del professore di fisica Hebert, di cui vengono irrisi fisicità e incapacità didattica.
Il regista, con un omaggio al grande polacco Tadeusz Kantor e alla sua magnifica "Classe morta", ambienta "Ubu c’è" in una classe di irriverenti studenti che agiscono dai loro stessi banchi scolastici utilizzandoli come vere e proprie protesi dei loro corpi volutamente marionettistici. Viene in tal modo recepita l’esperienza del secondo montaggio di Ubu realizzata al Théatre des Pantins il 20 gennaio 1898 dallo stesso autore in cui la caratterizzazione dei personaggi in posa di marionette mise correttamente in questione il ruolo del protagonista e dei suoi comprimari evidenziandone il profilo grottesco e simbolico.
Sullo sfondo della classe come su un’enorme lavagna luminosa si materializzano le visioni di un mondo alla deriva dove isteria, sogno e follia si compenetrano.
Uno spettacolo corale e tragicomico il cui insensato svolgimento degli avvenimenti, ove mai si distingue il vero dal falso, vede protagonisti Fulvio Cauteruccio che incarna Padre Ubu, Alida Giardina come Madre Ubu, Franco Piacentini come Re Venceslao, e Zar di tutte le Russie, Roberto Visconti come Capitano Bordure, Bugrelao e Pile, affiancati da tre allievi attori, Francesca Cipriani, Daniele Bartolini e Daniele Melissi che ricoprono vari ruoli.
"Attori" anch’essi nello spettacolo Jean Baudrillard in video (ammesso nel Corpo dei Trascendenti Satrapi per il Primo Anniversario della Disoccultazione del Collegio di Patafisica in aprile 2001 insieme a tre illustri italiani: Dario Fo, Edoardo Sanguineti e Umberto Eco) e Giuliano Compagno che dà voce a Guillaume Apollinaire, poeta della modernità e amico di Jarry.
Giancarlo Cauteruccio sparge a piene mani sulla scena volgarità e stupidità ed esagerazione, guidato dalle parole di Jean Baudrillard "Il principio è quello di esagerare, è in questo modo che la realtà viene demolita. Nella tracotanza di Ubu albergano la volontà, l’importanza, la fede e ogni altra cosa portata al parossismo, da cui si capisce assai naturalmente che ogni cosa è formata da quel soffio di cui son fatti i peti, da quella carne di cui son fatti il sego e la cenere, da quelle ossa di cui son fatti i falsi d’avorio e i falsi d’universo." ("La Patafisica" – 2002).
