F.A.M.E.
- di Giancarlo Cauteruccio
- regia di Giancarlo Cauteruccio
- con Giancarlo Cauteruccio
Cauteruccio affida ai suoi versi lo smembrare del tempo, dei fatti, dei luoghi, e il rimembrare, che per dirla con Stendhal è "come il coraggio militare, non ammette ipocrisie".
Il regista-interprete che porta su di sé i segni della sua condizione di ammalato di fame insaziabile, affida all'utilizzo della lingua madre questa messa in gioco del suo corpo, poetico, fisico, teatrale.
"Cominciamo mangiando le nostre madri nel loro ventre. Poi nel loro latte. Trafughiamo la loro lingua dal loro sguardo".
Un portarsi in scena dalle origini, in completa solitudine con accanto a sé, unici alleati, i suoi fantasmi e suoi sensi.
Cauteruccio qui si "arma" non a caso di versi poetici. Poesia originaria che tratta della fame, la sua e quella di sempre, del mondo, delle ere; poema-organismo il suo, corrodendo quei luoghi che la fame attraversa. I suoi versi si situano nelle pieghe, nelle differenze, nelle disparità, occidente e oriente, fame insaziabile, fame da embargo.
