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L'ultimo nastro di Krapp

  • di Samuel Beckett
  • regia di Giancarlo Cauteruccio
  • scene di Giancarlo Cauteruccio
  • costumi di Alessandra Vadalà
  • luci di Giancarlo Cauteruccio
  • suono di Andreas Froba (suoni live)
  • con Giancarlo Cauteruccio
Giancarlo Cauteruccio, al suo quarto Beckett, torna a L'ultimo nastro di Krapp dopo dieci anni con una lettura inedita e completamente diversa rispetto a quella della fortunata edizione del 1993 che vedeva in scena un doppio Krapp: il vecchio, interpretato da Massimo Verdastro e il giovane, a lui speculare, interpretato da Fulvio Cauteruccio.
Questa pièce, scritta nel 1957, mette in scena un solo personaggio. Il vecchio Krapp, rintanato nella sua stessa stanza in compagnia di un registratore e un numero cospicui di scatole ben ordinate, sperimenta un viaggio nel suo passato.
Tanti nastri, registrati ogni compleanno per tramandare brandelli di vita e di esperienza, vengono riascoltati e mescolati per poi dicharare il fallimento.
Una resa dei conti di un vecchio triste e ridanciano insieme, ironico e autoironico, spesso con venature patetiche, sentimentali, struggenti, che alla fine si adegua consapevolmete allo scacco.
Il monologo dialogante tra Krapp e la sua voce registrata su un allora avvenistico magnetofono corredato di bobine - quindi il rapporto tra memoria umana e memoria magnetica, il conflitto tra uomo e macchina, natura e tecnologia, tematiche intorno a cui sorgono alcuni tra gli interrogativi più drammatici e problematici del'900 - per Cauteruccio, qui regista e attore, diventa un importante momento di autoanalisi. Psicologica ma anche fisica: qui come mai prima d'ora Cauteruccio mette in gioco senza mezzi termini il suo corpo e le relative "perversioni"; l'anoressia sentimentale ed esistenziale di Krapp trova sfogo in un'autentica bulimia. Cibo come fuga dalla solitudine ed il mangiare come sublimazione sessuale: ecco dunque che lo spettacolo si apre su Krapp-Cauteruccio intento a cucinarsi una pietanza diversa ad ogni replica da condividere con uno spettatore, elaborando così la famosa gag iniziale della pantomima del personagio in proscenio con le banane.
In questo suo ritorno a Krapp, Cauteruccio attinge al suo passato di sperimentatore di un "teatro tecnologico" per generare spazi scenici dove inserire le caratteristiche fisiche ed espressive sue e del suo personaggio. Uno spettacolo sofisticatissimo sul piano acustico, vocale e visivo in cui è forte la necessità di creare una coincidenza tra attore e personaggio.
Così in un luogo "siderale" prende vita il noto rituale e il vecchio Krapp si esibisce con vere e proprie performances fisiche tra chiavi, bobine, banane e registratori per intrattenere il pubblico. Poi pause, solitudine e l'elogio al buio e al silenzio.

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