Aspettando Godot
- di Samuel Beckett
- traduzione di Giuliano Compagno
- regia di Giancarlo Cauteruccio
- scene di André Benaim
- costumi di Massimo Bevilacqua
- con Giancarlo Cauteruccio e Fulvio Cauteruccio
Questo capolavoro, scritto nel 1949 e rappresentato per la prima volta nel 1953 da Roger Blin a Parigi, è costruito intorno alla condizione dell’attesa e sono impressi nella memoria del grande pubblico i suoi Vladimiro, Pozzo, Lucky ed Estragone.
Cauteruccio, interprete principale insieme al fratello Fulvio, ne farà una lettura basata sul rigore della recitazione, ma come accade sempre nelle sue regie, con una particolare attenzione all’elemento scenico-visuale. Così questa messa in scena della più celebre opera teatrale di Beckett e uno dei testi più noti del teatro del ‘900, diventa la punta di diamante di un progetto intitolato “Beckett cento anni” che nel 100° della nascita, il Teatro Studio di Scandicci dedica all’autore irlandese.
Aspettando Godot costituisce una pietra miliare della cultura del Novecento - oltre che dal punto di vista contenutistico - anche da quello formale: Godot ha di fatto rivoluzionato il teatro contemporaneo. Con la sua messa in burla del linguaggio teatrale (forse il colpo più terribile), la sua commistione di registri alti e bassi (citazioni teologiche e turpiloquio), il mix dei generi (tragedia, commedia, teatro comico, gag da cabaret), con il suo disinnescare quelli che fino ad allora erano considerati punti fermi intoccabili (azione, trama, significato), con le sue pause, i suoi silenzi, i suoi ritorni inconcludenti, Aspettando Godot ha riassunto, polverizzato e ricreato il teatro. Beckett iniziò a scrivere Aspettando Godot per distrarsi e riposarsi in una pausa di lavorazione alla Trilogia, dopo aver concluso Malone muore e prima di mettersi al lavoro su L'Innominabile, dunque tra la fine del 1948 e l'inizio del 1949. Ricorda Bair: "Beckett, che non aveva allora alcuna idea delle tendenze teatrali del tempo, considerò lo scrivere per il teatro un meraviglioso e liberatorio diversivo". Beckett, soprattutto dietro l'incitamento encomiabile della futura moglie Suzanne, iniziò a proporre il testo a diversi impresari ottenendo una terribile serie di rifiuti. Nel 1950 il manoscritto di Aspettando Godot venne letto dal regista Roger Blin il quale pur non capendo nulla dell'opera si sentì sfidato da quel testo e fu conquistato dall'idea di metterlo in scena. Una serie di problemi (tra cui la morte della madre di Beckett, la difficoltà nel ricevere finanziamenti per la messa in scena e l'indisponibilità di molte sale teatrali) fecero slittare la prima rappresentazione di Godot di quasi tre anni, fino a quello storico 3 gennaio del 1953. I ricordi di quella prima mitica messa in scena sono raccontati sia da Bair sia dallo stesso Blin (Uno storico debutto in Bulzoni, 1997). Il Theatre de Babylone di Parigi era in realtà un vecchio bazar ristrutturato come sala pubblica in cui erano stati montati un palco e una platea di circa duecento sedie. Tutto fu realizzato con materiale di risulta: "L'albero era un lungo appendiabiti coperto con carta crespata [...] La base dell'albero era nascosta da un pezzo di gommapiuma trovato per strada. Con tre grandi bidoni contenenti lampadine elettriche furono costruiti i proiettori" (Bair). Intorno a questo nuovo improbabile lavoro teatrale si era creata una tale aspettativa che la sera della prima si registrò il tutto esaurito. Il pubblico era costituito da intellettuali, artisti o semplici curiosi. E sebbene i commenti non furono tutti positivi, Aspettando Godot divenne un fatto sociale. Qualcuno ricorda che all'epoca la gente si divideva in due categorie: quelli che avevano visto Aspettando Godot e quelli che ancora dovevano vederlo.
