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Il sorriso di Daphne

Il sorriso di Daphne

  • Premio "Enrico Maria Salerno" 2004
    Premio "ETI – Gli Olimpici del Teatro" 2006
    Premio UBU "Nuovo testo italiano" 2006
    in collaborazione con La Ribalta - Centro Studi "Enrico Maria Salerno"
  • di Vittorio Franceschi
  • regia di Alessandro D'Alatri
  • musiche di Germano Mazzocchetti
  • scene di Matteo Soltanto
  • costumi di Carolina Olcese
  • luci di Paolo Mazzi
  • suono di Federica Giuliano
  • con Vittorio Franceschi, Laura Curino e Laura Gambarin

Raccontare in sintesi un testo teatrale è davvero un'impresa ardua. Si rischia di raccontare una trama (magari svelando in anticipo qualche sorpresa che sarebbe meglio tener nascosta) facendo passare in secondo piano il vero significato dell'opera. Non è per reticenza, quindi, ma per prudenza e pudore, che mi limiterò a parlare dei personaggi e non dell'intreccio. Tra l'altro, oggi non si sa più come definire un testo teatrale: commedia? dramma? tragedia? La drammaturgia contemporanea è ambigua e sfuggente, si compone e scompone di continuo, si sottrae a ogni classificazione tradizionale. Si può dire "commedia tragica"? Se si può, questa forse lo è.

Daphne è una pianta alla quale Vanni - un professore di botanica sui sessanta - ha dato il nome della ninfa che fece innamorare Apollo. Geniale e stravagante, spiritoso e lunatico, tenero e cinico - e scapolo - per tutta la vita Vanni ha girato il mondo alla ricerca di piante sconosciute, che ha studiato e catalogato con cura. Ha scritto libri, tenuto conferenze e ottenuto riconoscimenti, dividendosi fra ricerca e insegnamento. Daphne è probabilmente la sua scoperta più importante. Potrebbe dargli la fama. Ma tutti siamo in precario equilibrio su una lama, tutti abbiamo un tarlo dentro che lavora incessantemente a nostra insaputa. E tutti siamo ospiti di un mistero che ci fa paura. Di quel mistero le piante sono forse la parte più oscura anche se talvolta ci offrono in silenzio una grande opportunità. Possiamo immaginare il sorriso della ninfa Daphne quando incontra Apollo. Sensuale e tenero, ammaliante e enigmatico: insomma pericoloso. Dietro a ogni sorriso c'è un abisso e anche la nostra Daphne, la nostra piccola pianta, ne nasconde uno terribile e salvifico. E ora è lì, in quella stanza, in attesa.

Rosa è la sorella di Vanni e vive con lui nella vecchia casa di famiglia dove è tornata ad abitare dopo essere rimasta vedova, e dopo che la figlia si è trasferita in Germania col marito e i nipotini. È una donna semplice e piena di buonsenso. Non ha studiato ma è molto intelligente. È legatissima al fratello ed è molto fiera di lui. Ma ci litiga ogni santo giorno e le baruffe dei due sono il contrappunto comico al tic-tac inesorabile del tempo, in questa vecchia casa piena di libri e di macchie, e dove appeso a una parete c'è ancora il violino che Vanni suonava da giovane. Rosa sa più cose di quante il fratello possa immaginare e la sua concretezza è quella dell'umanità che non appare ma che manda avanti il mondo; che è capace di grandi rinunce e sa accettare il dolore. Crede in Dio come ci credono i semplici e non si fa tante domande: nutre la pianta coi fondi di caffè perché così si è sempre fatto e in questo modo le piante vengon su bene.

Sibilla è una giovane donna di 26 anni. Ex allieva di Vanni, subito dopo la laurea lo accompagnò in un viaggio di ricerca in Thailandia. Poi un anno a Boston con una borsa di studio. Ora è tornata, sta scrivendo un libro di botanica per le scuole e si rifà viva con Vanni per chiedergli la prefazione: solo così, dice, troverà un editore. Tutto qui? No, certamente. Quel soggiorno in Thailandia ha significato molto. Anche la scoperta dell'amore. Con il suo carico di bellezza e di paura, con i suoi abbandoni e le gioie sempre contraddette. Ci si arriva, forse, su una piroga leggera che sfiora appena le acque. In un paese lontano e solo immaginato. In un paesaggio che dell'amore ripete la carezza e il bisbiglio. Qualcosa di unico e di misterioso che non si dimenticherà più perché non si potrà ripetere più. Chi ha vissuto tutto ciò, prima o poi ritorna. E potrà caricarsi di una colpa eterna in una vecchia stanza dove amore, pietà e angoscia si mescolano in modo ridicolo e tragico. Sibilla avrà conoscenza di tutto, dopo. Perché in certi casi, pur essendo giovani, con un solo gesto e in un solo attimo si son vissute mille vite. 

Ho scritto Il sorriso di Daphne nel 2002. Il paesaggio dei luoghi evocati nel testo (soprattutto quello della Thailandia) è stato in tempi recenti sconvolto dallo Tsunami. Ne sono stato molto colpito e turbato, perché le forze della natura non hanno violentato solo un Paese reale, ma anche un sogno, che non aveva confini precisi ma era collocato là. Non sono mai stato in quei luoghi e anche per questo quel sogno lo sentivo mio. Il nostro viaggio terreno è costellato di paesaggi esotici e misteriosi che fanno da sponda al fiume dell'inconscio e talvolta ripetono alla luce del sole i paesaggi in penombra dell'anima. Ora lo devo ricomporre, come ognuno di noi deve fare col proprio, fin che ne abbiamo cognizione e fin che c'è il tempo.

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