Nella solitudine dei campi di cotone
- di Bernard Marie Koltès
- traduzione di Anna Barbera
- regia di Annalisa Bianco e Virginio Liberti
- scene di Horacio De Figueiredo
- costumi di Marco Caboni
- luci di Loris Giancola
- suono di Otto Rankerlott
- con Fulvio Cauteruccio e Michele Di Mauro
In questo testo, il più famoso dell'autore di Metz, pubblicato da Edition De Minuit nel 1986 due uomini: un cliente – Fulvio Cauteruccio e un dealer – Michele Di Mauro a notte tarda si incontrano per caso. Entrambi fuggiti dalle proprie case, ma non casualmente. Uno di loro dice che ha qualcosa da vendere. L'altro sta al gioco e dice che forse comprerà. Di cosa si tratta? Non si sa, forse l'amore, forse qualche oggetto, forse il tempo, forse il pensiero, forse l'ascolto.
Un dialogo serrato che è una sfida, un allontanarsi, un cacciarsi, un inseguirsi dei due personaggi in labirinti verbali violenti quanto uno scontro fisico. Eppure l'opposizione tra i due sembra nascondere un bisogno di possessione reciproco, qualcosa che li lega indissolubilmente l'un l'altro. Nessuna motivazione apparente li obbliga a continuare la conversazione, soprattutto perché il gioco diviene sempre più pericoloso ma entrambi sono come logorati dalla volontà di aspettare la risposta dell'altro e continuare il dialogo all'infinito. Tutto appare come una transazione commerciale. Infatti l'autore inserisce nella pièce proprio la definizione di 'deal' che precede la prima battuta del testo.
Un "deal" è una transazione commerciale che si basa su valori proibiti o severamente controllati, e che si conclude, in spazi neutri, indefiniti, e non previsti per questo uso, tra fornitori e postulanti, per tacita intesa, segni convenzionali o conversazioni a doppio senso – allo scopo di limitare i rischi di tradimento e di imbroglio che una simile operazione implica – , non importa a che ora del giorno e della notte, indipendentemente dagli orari regolamentari di apertura dei luoghi di commercio omologati, ma negli orari di chiusura di questi.
