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Ogni guerra è una guerra civile

  • Ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione. Perche’ sono morti? forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra e’ finita davvero
  • di Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza
  • liberamente tratto da Prima che il gallo canti di Cesare Pavese
  • con Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza

Ogni guerra… prende origine da  La casa in collina di Cesare Pavese,  romanzo breve (seconda parte di Prima che il gallo canti), fortemente autobiografico, pubblicato alla fine del 1948: il lungo titolo ne è infatti la pagina conclusiva.

Pavese-Corrado narra se stesso, il suo dramma di uomo inetto, incapace di agire, di scegliere, di operare, tutto teso ad osservare la vita che gli scorre addosso e lo isola dalla possibilità di interagire con il mondo, quel dramma che alla fine lo porterà a scegliere il suicidio, ad anteporre la morte alla vita, ad andarsene  da quel mondo che non sapeva (poteva) entrare nella sua anima, se non come un paesaggio contemplato, come una meditazione illuminata dalla luce della luna o dal rosso di mille emblematici falò.
Corrado è simbolo dell'individuo, l'uomo comune che non ha più la pretesa (possibilità) di poter influire sul corso della storia, che si vergogna di questa abominevole esperienza che uccide mettendo gli stessi italiani gli uni contro gli altri, che deve espiare (la sosta nella chiesa di Corrado in fuga è il culmine di tale ricerca di catarsi) e che solo grazie alla speranza di un  rinnovamento dell'uomo può sopportare la vista di tutti quei morti che appaiono quasi la concretizzazione della colpa, dell'efferatezza, della bestialità.
Nel romanzo Corrado incontra nuovamente Cate, suo vecchio abbandonato amore, che ora ha un figlio, Dino, che potrebbe essere "suo" figlio, ma che soprattutto è altro da lui, quell'altro lui, quello che ha il coraggio di scappare dal rifugio, di buttarsi nella mischia, di viverla la guerra, anche a  costo di morire.
Ascoli "inventa" la sua Casa in collina  immaginando il ritorno di Dino, di questo ragazzo reso uomo dalla lotta partigiana, che ripercorre i simboli della memoria di un incontro familiare mai pienamente vissuto. Il romanzo così  è come riavvolto in un  ininterrotto flashback di immagini, parole, movimenti, suoni, musiche, odori sul tema della guerra, della guerra come idea, come impegno della guerra civile, dei bombardamenti che non risparmiano le città, una guerra che secondo Pavese continua, che è sempre presente: riflessione, questa, di un'attualità devastante.
Ciò avviene scenicamente su due piani: quello della memoria con a proscenio  un pezzo di terra che nasconde e svela i ricordi di Dino e quello del racconto pavesiano sul palcoscenico che accoglie un fluire denso di azioni ed emozioni.

 

 

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