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Santa Giovanna dei Macelli

  • ovvero, quando il desiderio è più forte della paura, ovvero, dell’arte del dubbio
  • di Bertolt Brecht
  • traduzione di Franco Fortini
  • regia di Elena Bucci
  • costumi di Ursula Patzak
  • progetto di Elena Bucci e Marco Sgrosso
  • musiche eseguite dal vivo da Dimitri Sillato
  • luci di Maurizio Viani
  • suono di Roberto Passuti, Raffaele Bassetti
  • con Elena Bucci, Marco Sgrosso

Nel racconto di Brecht, si intrecciano la vicenda di Pierpont Mauler, ricco proprietario di fabbriche per l'inscatolamento della carne sostenuto dai finanzieri di Wall Street, di Giovanna Dark, una sorta di Giovanna D'Arco che crede di poter risolvere i problemi della coesistenza tra ricchi e poveri e delle migliaia di lavoratori in sciopero per il lavoro e contro lo sfruttamento. I temi sono quelli del capitalismo senza scrupoli che schiaccia i piccoli, della lotta di classe, dei meccanismi perversi dell'economia.
In bilico fra tragedia, commedia, sacra rappresentazione, cabaret e operetta, Brecht - come già nell'Anima buona del Sezuan - racconta con acida ironia un'altra favola amara sul Bene e sul Male, dove l'entità unica ma "spezzata in due" di Shen-Tè/Shui-Tà si scinde decisamente nei due diversi corpi di Giovanna Dark e di Pierpont Mauler, mentre un'ombra dei tre buffi Dèi scesi a controllare lo stato del mondo, sopravvive vaga negli invisibili acutissimi banchieri newyorkesi.
Per le Belle Bandiere, negli ultimi anni riconosciuto come uno dei più originali gruppi della scena contemporanea, anche Brecht diventa occasione di rilettura lirica, onirica, interiore.

Chicago 1929, il costo del denaro crolla e tonnellate di succulenta carne cruda bovina vengono dati alle fiamme per risollevare le sorti dell'economia. Carne di buoi e di vacche con lo stesso valore di quella di un esercito di speculatori, azionisti, fabbricanti, allevatori, vedove, operai, risparmiatori, che intraprendono una disordinata guerra reciproca nel tentativo amaramente grottesco di sopravvivere al disastro dei tempi, ma è la storia di una battaglia perduta... Di fronte alla storia di Santa Giovanna dei Macelli ci siamo trovati davanti a una favola che profuma di antica tragedia. Risuona come se fosse stata scritta ora per farne un film,  e implica la costruzione di una contemporanea opera musicale, che unisca suono, gesto, parola e canto in un unico, squadernato spartito. Una rigorosa cialtroneria tutta teatrale, ci permette di essere convinti e finti musicisti, occupati a stravolgere i clichè del musical, del varietà, dell'opera lirica e di quella contemporanea, della televisione e della pubblicità, per denunciare la nostra miseria di cantori senza voce e musicisti senza strumenti, rivelandoci alla fine coscienti mentitori. Lo facciamo con riciclati abiti da grandi occasioni, tutti lustrini e paillettes, perché sia netta e dichiarata l'odierna impossibilità di coincidere con le parole di Brecht. Questo doloroso e doveroso requiem ai sogni dei secoli passati, forse ci aiuterà a guardare con altri occhi - e a descrivere con altre parole - un paesaggio che a tratti appare disegnato da una guerra, accaduta mentre sognavamo il paradiso. E bisogna che la musica sia lieve, perché il coraggio non ci manchi. Chicago 1929... ma è la stessa storia di altri luoghi e di altri tempi!

 

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