Partire
- di Tahar Ben Jelloun
- regia di Giancarlo Cauteruccio
- musiche eseguite dal vivo da Gennaro De Rosa
- con Daniela Poggi
Azel ha poco più di vent'anni e il futuro davanti: una laurea, molti sogni, la voglia di vivere e l'ambizione che si hanno a quell'età. La vita a Tangeri, tuttavia, non permette molto; povertà e corruzione fanno intravedere la felicità solo dall'altra parte dell'oceano, in Spagna. Partire è l'unica salvezza possibile. Ma anche partire è difficile, rischioso e richiede compromessi. Per Azel partire ha il prezzo del tradimento, degli altri e di se stesso. Ha il costo di un amore in cui non crede, di una relazione omosessuale cui cede per necessità. Sembra non esserci scampo per la dignità, in questo mondo di opportunismi, prostituzione, clandestinità, sessualità tradita. Per fortuna ci sono i sogni. Ben Jelloun compone un affresco straordinario, di denuncia e poesia: il ritratto di un mondo di immigrazione e clandestinità in cui la felicità sta sempre altrove.
Negli ultimi anni, quando mi è possibile, cerco di affrontare il mio lavoro, soprattutto quello teatrale, con un forte senso di responsabilità nei confronti delle tematiche sociali.
La grande storia dell'Africa, le sue contraddizioni, le sue ferite aperte e la distrazione del mondo occidentale. Questo mondo per chi lo guarda da quella sponda rappresenta l'unica possibilità di salvezza. A qualunque costo.
Per questo oggi sento il bisogno di confrontarmi con il tema delle migrazioni, al centro di un estenuante scontro politico che rischia di dimenticare la Persona Umana, i suoi diritti, le sue fragilità. Ho scelto di raccontare con le parole di Tahar Ben Jelloun, tratte dal suo romanzo, Partire, la storia di Azel, un ragazzo come tanti che ogni giorno incrociamo per le nostre strade e guardiamo con diffidenza.
Daniela Poggi
